L’agroalimentare riparte con i giovani, donne e innovazione.

Negli ultimi tre anni il settore dell’agricoltura ha registrato la nascita di nuove imprese. In crescita le start up dei giovani.

Giovani, donne e innovazione, sono le leve della nuova agricoltura che, nonostante la crisi, continua a mantenere la sua capacità di essere un assetto strategico per la crescita. Negli ultimi tre anni infatti sono spuntate 117mila nuove aziende, il 15% condotte da giovani e con una componente femminile del 9%: le donne infatti rappresentano oltre il 30% del totale degli imprenditori del settore. I dati emergono da una indagine del Censis e della Cia (Confederazione italiana degli agricoltori).

immagine: fareimpresa.it

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I numeri tracciano l’identikit di un settore in lenta e profonda ristrutturazione all’insegna del consolidamento strutturale. Il ringiovanimento del tessuto comporta anche una ridefinizione dei profili guida dell’impresa. I giovani imprenditori hanno infatti un livello medio di istruzione più alto dei loro padri che solo nel 31% dei casi hanno la licenza media.
Circa la metà dei giovani (25-40 anni) ha invece un diploma di scuola superiore e più dell’11% la laurea. E chi al di sotto dei 25 anni è deciso ad avviare un’attività in ambito agroalimentare nel 65% dei casi è già diplomato e il 5% ha una laurea in tasca.

Le iscrizioni alle facoltà “agrarie” sono in aumento
Il successo dell’agricoltura si «legge» dunque anche dall’analisi dei percorsi formativi. Tra il 2009 e il 2013 infatti, a fronte di un calo di circa il 14% delle immatricolazioni, c’è stato invece un vero e proprio boom delle iscrizioni alle facoltà collegate al mondo agroalimentare: +43,1% per scienze zootecniche e tecnologie delle produzioni animali, +22,9% per scienze e tecnologie alimentari. +18,6% per scienze e tecnologie agrarie e forestali. Insomma se resta comunque negativo il saldo della natimortalità delle imprese si segnala un numero crescente di start up innovative. Un dato che dovrebbe incidere anche sul rafforzamento dell’export, oggi frenato dalla dimensione logistica e dall’assenza di una grande distribuzione italiana. Ma anche dalla presenza di imprese polverizzate.

L’export resta un volano, ma l’Italia per volumi è sesta nella Ue
Le vendite sui mercati esteri continuano a volare – ha confermato l’indagine – con un incremento nel 2013 del 4,8% (i prodotti agroalimentari hanno pesato per circa 33,5 miliardi sulla bilancia commerciale), ma in Europa l’Italia è al sesto posto per i volume dell’export preceduta non solo dai tradizionali competitor come Germania, Francia e Spagna, ma addirittura dal Belgio con il 31%, rispetto al 15% del made in Italy. Numeri che rivelano un evidente sottodimensionamento sul fronte dell’export e quindi un potenziale ancora tutto da esprimere.
Così come un elemento critico è indicato nella presenza ancora di secondo piano nella filiera. «C’è una difficoltà tutta specifica dell’azienda agricola – si legge nell’indagine Censis – a integrare a 360° le funzioni imprenditoriali, dalla produzione alla vendita».

Prospettive future per l’agricoltura: puntare sulle aggregazioni per raggiungere il consumatore
Nonostante le criticità, la fotografia scattata dal Censis testimonia l’ennesima prova del valore economico dell’agricoltura, che ha nella tutela ambientale un prerequisito, e rappresenta una componente importante del sistema economico nazionale.
Resta la difficoltà della marginalità del reddito e la necessità di puntare su tutte le forme di aggregazione con un solo obiettivo: raggiungere il consumatore, non importa se a km zero o a km mille, ma con un approccio economico».


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